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Food Design & Food Experience

Food Design & Food Experience

La produzione gastronomica e dunque il cibo, rappresenta la forma più aperta e tangibile delle culture di un territorio e quindi di un popolo: ciò che mettiamo a tavola è un vero e proprio linguaggio allo stesso tempo particolare ed universale — ma non solo.

Ogni luogo, ogni singola regione o città è caratterizzata da ciò che produce, dai suoi sapori e dai suoi colori. I prodotti di un territorio diventano oggi anche espressione di valori da promuovere, da esportare, in contesti nuovi; facendosi portatori di nuove opportunità che il Food Design offre attraverso la sua progettualità inclusiva ed olistica.

Il Food Design è uno strumento particolarmente efficace per la riqualificazione e la promozione di un territorio attraverso la valorizzazione della sua ricchezza gastronomica. Ma è anche inevitabile che proporre un’esperienza lontana mille miglia significhi anche riadattarla, sistemarla e renderla “appetibile” alla nuova situazione linguistica e geografica, oltreché culturale: capita così che — da Suriso — una Poke-salad Hawaiana diventi anche “caprese” con l’aggiunta di pomodori e mozzarella.

Bellezza, gusto, salute: tre parole chiave per il presente e il futuro. Mangiar bene in un ambiente dall’alto valore estetico: un modello alimentare che concilia non solo il benessere, ma contribuisce a salvaguardare la bellezza e il piacere di mangiare sano e in armonia col pianeta.
Infatti, l’obiettivo di Suriso è offrire una cucina “healthy”, bella da vedere ma soprattutto buona e salutare; che abbia tutte le caratteristiche adatte a chi guarda al proprio corpo con attenzione: ingredienti selezionati e bilanciati nel gusto e nella composizione dei nutrienti. Proteine sane, carboidrati e grassi buoni, per lo sviluppo di un menu energetico e funzionale ad una vita attiva.

Suriso rappresenta un percorso sensoriale e culturale, innovativo e strutturato attraverso diversi strumenti che saranno la base per la realizzazione di molte iniziative, legate al Food Design, nei prossimi mesi: in autunno Macondo rinnoverà il suo menù ma anche tutto il design dell’ambiente e del brand e aprirà Pescheria, con un concept-food molto chiaro ed innovativo.
Due progetti diametralmente opposti, concettualmente diversi in termini di esperienza gastronomica, di accoglienza e di pubblico coinvolto, ma che hanno in comune la riprogettazione totale dell’esperienza di consumo e di intrattenimento attraverso un processo creativo in cui si fondono conoscenze, cultura del progetto e marketing mix, finalizzati alla valorizzazione e alla gestione delle attività legate alla ristorazione.

Il cibo oggi è un manufatto molto di moda, che spesso rasenta l’ostentazione, ma che traina l’export e l’economia italiana; infatti è in crescita continua il numero di persone che cerca di vivere food experiences attraverso viaggi culinari, cercando gli street food locali, ma anche frequentando food festival e sagre. Da questo punto di vista, un importate lavoro per raccontare le eccellenze enogastronomiche locali, lo stiamo facendo con Pasta Antonio Amato, che per tutto il 2016 ha l’obiettivo di supportare e far emergere le biodiversità, le tipicità e specificità enogastronomiche locali della provincia di Salerno, attraverso forme di sponsorizzazione strutturate per sagre e festività al cui centro c’è la ri-valorizzazione del prodotto agroalimentare.

Nella progettazione di una adeguata e coerente food experience contano molto la storia e la cultura del prodotto, la sua tracciabilità e la responsabilità sociale del produttore con la sua storia personale e della sua azienda; ma anche la capacità e la sensibilità di chi quei prodotti li cucina e li porta a tavola, di come li abbina e li presenta al cliente.
Un prodotto cucinato esprime sapori, profumi e aromi, trasmette sensazioni ed emozioni e può rappresentare un forte rimando ad esperienze passate (la madeleine di Proust).
Quando al ristorante viene servito un piatto, il cliente assapora — per quanto buono e ben presentato — non solo un prodotto alimentare ma anche un patrimonio gastronomico, culturale, una storia di cibo, ma anche la storia di chi quel prodotto l’ha coltivato, l’ha trasformato, l’ha custodito e curato.

Il cibo è narrazione e la ristorazione oggi ha un ruolo importante nella vita quotidiana delle persone. Il cliente va “studiato”, capito, appagato: non esiste più un solo tipo di cliente, ma mille tipi e l’obiettivo del ristoratore deve essere quello di venire incontro alle nuove esigenze e bisogni — materiali e immateriali — della clientela contemporanea.

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